Per secoli un pezzo significativo della storia letteraria è rimasto un fantasma negli archivi. Sebbene la vita di William Shakespeare a Stratford-upon-Avon sia ben documentata, l’ubicazione esatta della sua residenza londinese, una proprietà che acquistò alla fine della sua carriera, è rimasta un mistero sin dalla metà del XVII secolo.

Nuove scoperte d’archivio hanno finalmente colmato questa lacuna, consentendo agli storici di individuare dove un tempo viveva il drammaturgo più famoso del mondo.

Il mistero della proprietà dei Blackfriars

Alla fine della sua carriera, Shakespeare era più di un semplice scrittore; era un proprietario immobiliare di successo. I documenti storici confermano che il 10 marzo 1613 acquistò un alloggio nella zona Blackfriars Gatehouse di East London.

L’ubicazione di questa casa è andata perduta nel tempo a causa di uno degli eventi più devastanti della storia: Il grande incendio di Londra nel 1666. L’incendio distrusse la proprietà, insieme a circa il 15% delle abitazioni della città, cancellando le prove fisiche dell’impronta londinese del drammaturgo. Sebbene esista una targa commemorativa al numero 5 di St. Andrew’s Hill, indica solo la vicinanza generale, lasciando l’impronta esatta della casa oggetto di dibattito accademico per oltre 350 anni.

La scoperta rivoluzionaria

Il mistero è stato risolto grazie alla meticolosa ricerca di Lucy Munro, un’esperta di Shakespeare al King’s College di Londra. Mentre lavorava su un progetto storico più ampio, Munro ha identificato tre documenti cruciali all’interno degli Archivi di Londra che fornivano l’anello mancante.

La chiave della scoperta fu una rappresentazione del 1668 del distretto di Blackfriars, disegnata appena due anni dopo il Grande Incendio. Questa mappa include una planimetria che consente agli storici di ricostruire le dimensioni del sito perduto:
– La struttura era larga circa 45 piedi da est a ovest.
– Le estremità dell’edificio misuravano tra 13 e 15 piedi di larghezza.

Investimento o casa?

La scoperta non si limita a mappare una posizione; rimodella la nostra comprensione del rapporto di Shakespeare con Londra.

Per anni gli studiosi hanno discusso se la proprietà dei Blackfriars fosse una residenza principale o semplicemente un investimento immobiliare. Le nuove prove suggeriscono una realtà più sfumata. Poiché la struttura era abbastanza grande da poter essere divisa in due abitazioni separate, è molto probabile che Shakespeare usasse la proprietà per un duplice scopo:
1. Come residenza: La casa era situata convenientemente vicino al Blackfriars Theatre, dove lavorava Shakespeare.
2. Come fonte di reddito: potrebbe aver affittato parti dell’edificio per compensare i costi.

Questa teoria è rafforzata da documenti storici che mostrano che Shakespeare era attivo a Londra fino al novembre 1614. Come nota Munro, data la sua vicinanza al posto di lavoro, è molto probabile che rimanesse a casa sua durante queste visite.

Un’eredità recuperata

Il sito stesso ha subito una lunga evoluzione, ospitando di tutto, dalle tipografie e studi di architettura ai grossisti di tappeti. Per uno scherzo poetico del destino, uno degli occupanti più recenti del sito è stata la National Book Association, un giusto tributo all’uomo che un tempo chiamava casa la terra.

L’identificazione di questa planimetria trasforma una vaga menzione storica in un pezzo tangibile del patrimonio architettonico e letterario di Londra.

Conclusione
Combinando le mappe d’archivio con il contesto storico, i ricercatori sono riusciti a recuperare un capitolo perduto della vita di Shakespeare, dimostrando che anche dopo 360 anni, il “Bardo” ha ancora segreti da rivelare.