Quando ti trovi in una panetteria, ti trovi di fronte a due scenari distinti. Nella prima soppesate il vostro desiderio di una ciambella con una crostata e scegliete la prima. Nel secondo, scopri che sono rimaste solo le crostate, non lasciandoti altra scelta che comprarne una.

Sebbene queste esperienze sembrino fondamentalmente diverse (una è un’espressione di azione personale e l’altra una reazione alle circostanze ), una nuova ricerca suggerisce che il meccanismo neurale sottostante utilizzato per prendere queste decisioni è notevolmente simile.

La distinzione tra scelta libera e scelta forzata

Per decenni, i neuroscienziati hanno classificato il processo decisionale in due categorie distinte:

  • Free Decisions: These occur when multiple options are available. Il cervello deve valutare fattori interni, come valori personali, obiettivi e preferenze, per selezionare un vincitore.
  • Decisioni forzate: si verificano quando esiste una sola opzione. Il compito del cervello non è scegliere, ma semplicemente riconoscere ed eseguire l’unico percorso disponibile.

Poiché la libera scelta è così centrale per il nostro senso di sé, i ricercatori hanno a lungo ipotizzato che il cervello utilizzasse processi biologici diversi per affrontare questi due scenari. Mentre l’imaging cerebrale ha mostrato diversi modelli di attività in varie regioni, gli scienziati hanno faticato a comprendere i reali meccanici di come viene presa una decisione.

Il modello dell'”accumulo di prove”.

Per capire come decidiamo, i ricercatori guardano al cervello come a un giudice che valuta un caso. Piuttosto che un improvviso momento di “eureka”, il cervello si impegna in un processo di accumulo graduale di prove.

Immagina questo processo come una barra di caricamento sullo schermo di un computer:
1. Il cervello raccoglie nel tempo “prove” per varie opzioni.
2. Questo segnale aumenta costantemente, fluttuando a causa della natura “rumorosa” dell’attività neurale.
3. Una volta che il segnale raggiunge una soglia specifica (100%), viene presa una decisione e viene intrapresa un’azione.

Questo spiega l’incoerenza umana. Poiché il segnale neurale fluttua, anche se le tue preferenze rimangono le stesse, il “rumore” nel cervello potrebbe farti scegliere una crostata un giorno e una ciambella il giorno dopo.

Nuove scoperte: un processo universale

Un recente studio pubblicato su Imaging Neuroscience ha messo in discussione l’idea che le scelte libere e forzate utilizzino meccanismi diversi. Monitorando l’attività cerebrale mentre i partecipanti sceglievano tra palloncini colorati, i ricercatori hanno scoperto uno schema sorprendente:

La “barra di caricamento” neurale funziona in modo identico indipendentemente dal fatto che la scelta sia libera o forzata.

In entrambi gli scenari, il segnale cerebrale è salito verso una soglia di picco. La velocità della salita è stata dettata dalla velocità della decisione: decisioni più rapide hanno visto un rapido aumento dell’attività, mentre decisioni più lente hanno visto una salita più graduale. Ciò conferma che anche quando siamo “costretti” a prendere una decisione, il cervello continua a eseguire lo stesso processo di raccolta delle prove che utilizza durante una libera scelta.

Il paradosso del libero arbitrio

Questi risultati ci riportano a un dibattito di lunga data nelle neuroscienze, notoriamente innescato da Benjamin Libet negli anni ’80. Libet ha scoperto che l’attività cerebrale inizia ad aumentare prima che una persona sia coscientemente consapevole della propria intenzione di agire.

Se il cervello “carica” una decisione prima ancora che noi ne siamo consapevoli, significa che le nostre scelte non sono veramente libere?

La ricerca suggerisce una risposta sfumata. Mentre il processo (l’accumulo di prove) è automatico e meccanico, il contenuto di tali prove è profondamente personale. I “dati” inseriti nella barra di caricamento sono costituiti dalle tue esperienze uniche, dai tuoi obiettivi a lungo termine e dai tuoi gusti specifici.

Due persone potrebbero utilizzare esattamente lo stesso meccanismo neurale per prendere una decisione, ma arrivano a conclusioni diverse perché stanno alimentando il cervello con insiemi diversi di informazioni personali.


Conclusione
Mentre il meccanismo biologico per fare una scelta è un processo automatico di raccolta di prove, la direzione di tale processo è guidata dalle nostre identità individuali. Potremmo non essere consapevolmente consapevoli della “barra di caricamento” nelle nostre menti, ma è alimentata dai valori unici che rendono nostre le nostre decisioni.