La missione Artemis II si sta avvicinando alla sua fase più critica. Questo venerdì, l’equipaggio di quattro persone a bordo della capsula Orion affronterà le intense esigenze fisiche del rientro atmosferico, una manovra ad alto rischio che determinerà il successo del loro viaggio lunare e il futuro degli sforzi di esplorazione dello spazio profondo della NASA.
La fisica del rientro: una discesa ad alta velocità
Il passaggio dal vuoto dello spazio all’atmosfera terrestre è un processo violento e preciso. Nel giro di una sola ora, la capsula Orion subirà diverse trasformazioni drammatiche:
- Separazione: la navicella lancerà in mare il suo modulo di servizio, che ha fornito propulsione e guida durante tutta la missione.
- Velocità estrema: la capsula precipiterà verso la Terra a circa 24.000 miglia all’ora.
- Protezione termica: Quando la capsula colpisce l’atmosfera, il suo scudo termico deve resistere a un immenso attrito e calore.
- Decelerazione: per garantire un atterraggio sicuro, una sequenza di enormi paracadute si aprirà, rallentando la capsula dalla velocità orbitale a una dolce velocità di 17 miglia all’ora per il suo ammaraggio nell’Oceano Pacifico.
Il direttore di volo Jeff Radigan ha osservato che l’equipaggio sperimenterà gli “eventi pirotecnici” della discesa – i suoni e le vibrazioni delle coperture che si aprono e gli scivoli che si aprono – descrivendo l’intensa esperienza come una “corsa divertente” per gli astronauti.
La posta in gioco è alta e le lezioni di Artemide I
Anche se finora la missione è stata un successo, la NASA si sta avvicinando a questa fase finale con estrema cautela. Il margine di errore è sottilissimo; come ha sottolineato Radigan, ci sono “13 minuti di cose che devono andare bene”.
Una preoccupazione primaria è l’angolo di rientro. Se la capsula entrasse nell’atmosfera anche solo di un grado rispetto alla traiettoria calcolata, lo scudo termico potrebbe essere compromesso. Questa cautela è basata sui dati della missione Artemis I senza equipaggio, che hanno rivelato che la resilienza dello scudo termico non era così robusta come originariamente previsto.
Inoltre, l’equipaggio sta attualmente gestendo un problema imprevisto con il sistema di propulsione del modulo di servizio. Sebbene sia previsto che questo modulo venga gettato in mare e bruciato durante il rientro, l’equipaggio deve gestire attentamente il sistema ed eseguire fino a due manovre finali per assicurarsi di raggiungere esattamente il corridoio di ingresso necessario per una discesa sicura.
Il processo di recupero
Una volta che la capsula entra in acqua, inizia un protocollo di recupero rapido:
1. Post-Splashdown: L’equipaggio spegnerà i sistemi, stabilizzerà la propria posizione e si preparerà ad aprire il portello.
2. Estrazione: una volta che la NASA avrà confermato che non vi è alcun rischio di detriti durante il rientro, una squadra di recupero recupererà gli astronauti.
3. Trasporto: entro un’ora dall’atterraggio, si prevede che l’equipaggio, composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, sarà a bordo della USS John P. Murtha, iniziando il viaggio verso casa.
Perché questo momento è importante
Il rientro di Artemis II è molto più della semplice fine di una singola missione; è un test completo dell’intera architettura Artemis. Ogni sistema testato negli ultimi nove giorni, dal supporto vitale, alla navigazione, alle comunicazioni, deve funzionare perfettamente durante questi ultimi minuti di volo.
“Ogni sistema che abbiamo dimostrato… tutto dipende dagli ultimi minuti di volo”, ha affermato l’amministratore associato della NASA Amit Kshatriya.
Il successo di questa discesa convaliderà la tecnologia necessaria per le future missioni umane sulla Luna e, infine, su Marte.
Conclusione
L’imminente rientro rappresenta la prova definitiva della capacità della navicella spaziale Orion di proteggere la vita umana durante le transizioni atmosferiche ad alta velocità. Un ammaraggio riuscito fornirà alla NASA i dati critici necessari per andare avanti con le fasi successive dell’esplorazione lunare.
