Dopo uno storico viaggio che segna la prima incursione dell’umanità oltre l’orbita terrestre bassa dal 1972, la missione Artemis II sta entrando nelle sue ore finali. Dopo un riuscito sorvolo lunare, l’equipaggio di quattro persone – Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch (NASA) e Jeremy Hansen (Agenzia spaziale canadese) – sta ora spostando la propria attenzione dall’esplorazione dello spazio profondo alla fase più pericolosa della missione: il rientro.
Una missione fatta di primati e dolori crescenti
Lanciato il 1° aprile, Artemis II funge da volo di prova fondamentale per il razzo Space Launch System (SLS) della NASA e la capsula dell’equipaggio Orion. Anche se la missione ha ampiamente raggiunto i suoi traguardi tecnici, non è stata priva di sfide.
Per ricordare la natura spietata dei viaggi spaziali, l’equipaggio ha trascorso gran parte della missione agendo come “idraulico spaziale”. La prima toilette in orbita lunare della missione ha subito ripetuti intasamenti ed è stata collegata a un misterioso odore di bruciato, costringendo sia gli astronauti che i controllori di terra a gestire guasti hardware imprevisti in tempo reale.
Il conto alla rovescia finale: la sfida del rientro
L’equipaggio è attualmente al nono giorno di una missione di 10 giorni. Mentre si preparano a lasciare l’ambiente lunare, l’attenzione si concentra sulla fisica del ritorno sulla Terra. Questo processo è tutt’altro che di routine:
- La Discesa: Venerdì alle 19:45 circa. EDT, la capsula Orion lancerà il suo modulo di servizio e inizierà la sua discesa nell’atmosfera terrestre.
- Velocità estrema: la capsula colpirà l’atmosfera alla sbalorditiva 24.000 miglia all’ora.
- Stress termico: lo scudo termico deve resistere a temperature che raggiungono i 5.000 gradi Fahrenheit (2.760 gradi Celsius).
- Il Blackout: Durante la discesa, l’equipaggio sperimenterà circa 13 minuti di intensa tensione, incluso un blackout radio di sette minuti in cui la comunicazione con la Terra sarà impossibile.
Se tutto andrà secondo i piani, la capsula Orion dispiegherà i suoi paracadute e ammarerà al largo della costa di San Diego, in California, dove attende una flotta navale di recupero.
Gestire gli obiettivi e mantenere il morale
Mentre la missione si avvicina alla fine, i controllori della missione della NASA hanno preso decisioni strategiche per dare priorità alla sicurezza e agli obiettivi principali. Diverse attività previste sono state cancellate o modificate:
– Costruzione di un rifugio antiradiazioni: l’operazione è stata annullata poiché la maggior parte degli obiettivi principali erano già stati raggiunti.
– Dimostrazione di pilotaggio manuale: Questa è stata annullata per evitare di interferire con i test critici di pressurizzazione del sistema di propulsione Orion.
Nonostante questi adeguamenti tecnici, l’equipaggio ha mantenuto un elevato livello di attività. Le attività recenti includevano il test degli indumenti compressivi, essenziali per aiutare il corpo ad adattarsi dalla microgravità alla gravità terrestre, e il completamento delle routine di fitness finali. Anche in un ambiente ad alto rischio, rimangono momenti di leggerezza; l’equipaggio ha recentemente avuto una conversazione spensierata con il primo ministro canadese Mark Carney, discutendo di tutto, dalle preferenze per la colazione alla loro musica preferita.
Guardando al futuro
L’obiettivo attuale del nono giorno è la meticolosa configurazione della capsula Orion e una revisione finale e rigorosa delle procedure di rientro. Mentre l’equipaggio e il controllo a terra mantengono un atteggiamento composto, la complessità dell’imminente ammaraggio sottolinea l’immensa difficoltà del ritorno dallo spazio profondo.
Il successo del rientro di Artemis II fornirà dati vitali per le future missioni di lunga durata, dimostrando che l’umanità non solo può raggiungere la Luna ma ritornarne sana e salva.
La missione Artemis II si conclude questa settimana, fungendo da test definitivo dell’hardware e delle procedure necessarie per la prossima era dell’esplorazione lunare umana.




















