Per decenni, la minaccia di una collisione di un asteroide con la Terra è rimasta nel regno della fantascienza… e sempre più, nella cruda realtà delle possibilità astronomiche. Con oltre 2.000 asteroidi “potenzialmente pericolosi” già identificati – oggetti larghi almeno 460 piedi con orbite che intersecano il percorso della Terra – la domanda non è se dovremo affrontare una tale minaccia, ma quando. L’approccio standard alla difesa planetaria è stato quello di spingere questi oggetti fuori rotta. Ma un nuovo gruppo di ricerca dell’Università della California, a Santa Barbara, propone una soluzione molto più aggressiva: polverizzarli.
I limiti della deflessione
Tradizionalmente, la difesa planetaria si concentra su sottili correzioni di rotta. La missione DART della NASA lo ha dimostrato con successo nel 2022, alterando l’orbita di una piccola luna di asteroidi. Tuttavia, questo metodo si basa sul rilevamento tempestivo e su un tempo di preavviso sufficiente. Un asteroide apparso tardivamente, scoperto troppo vicino alla Terra, lascia poco spazio a piccole spinte. Inoltre, la deflessione diventa poco pratica contro oggetti veramente massicci; tentare di guidare un semirimorchio con una bicicletta è un’analogia appropriata.
Polverizzarlo: un’alternativa radicale
Il programma “Pulverize It”, guidato dalla U.C. Il professor Philip Lubin di Santa Barbara offre un’alternativa schietta ma potenzialmente efficace. Il concetto è semplice: distruggere l’asteroide in frammenti innocui. Questo non è teorico; la tecnologia necessaria esiste già. Il piano prevede il lancio di razzi – come il Falcon 9 di SpaceX, che si è dimostrato affidabile – che trasportano penetratori progettati per rompere l’asteroide. Per le minacce più piccole sarebbero sufficienti i proiettili al tungsteno. Per gli asteroidi più grandi e pericolosi, il team propone di utilizzare esplosivi nucleari rilasciati tramite pozzi perforati.
Progettare la distruzione
Le simulazioni del team, supportate dal programma Innovative Advanced Concepts della NASA, si concentrano sull’ottimizzazione della frammentazione. L’obiettivo non è l’annientamento totale, ma la disintegrazione controllata in pezzi abbastanza piccoli da bruciare nell’atmosfera terrestre. I ricercatori mirano a frammenti di circa 13-50 piedi di diametro per prevenire danni da impatto.
Tuttavia, questo approccio non è privo di rischi. Una polverizzazione in fase avanzata potrebbe ancora produrre detriti pericolosi. I frammenti risultanti potrebbero causare onde d’urto acustiche, intensi lampi di luce e, se vengono utilizzati esplosivi nucleari, radiazioni localizzate. Questi effetti devono essere attentamente mitigati.
Dalla ricerca alla preparazione
Attualmente, la difesa planetaria rimane in gran parte un campo di ricerca. Non esiste una strategia di mitigazione pienamente operativa per un asteroide ad alto rischio. Lubin sostiene la transizione dallo studio all’azione. Il sistema Polverize It dovrebbe essere sempre pronto al lancio, piuttosto che aspettare che si manifesti una crisi.
Alcuni esperti, tra cui l’ex stratega dell’aeronautica Peter Garretson, suggeriscono di affidare il progetto al Dipartimento della Difesa. Lubin posiziona addirittura Pulverize It come una potenziale aggiunta alle strutture di difesa missilistica esistenti, sostenendo che la tecnologia si sovrappone.
Il punto fondamentale è chiaro: mentre le attuali strategie di difesa planetaria si stanno evolvendo, un approccio proattivo, persino distruttivo, può essere l’unica salvaguardia affidabile contro una minaccia veramente imminente. La fattibilità e le sfide politiche legate all’implementazione di un tale sistema rimangono considerevoli, ma la fisica e l’ingegneria sottostanti sono già a portata di mano.
