Lotta dello sperma umano per navigare nello spazio, risultati di uno studio

Gli spermatozoi umani potrebbero non funzionare come previsto nell’assenza di gravità dello spazio, sollevando interrogativi sulle future missioni spaziali a lungo termine e sulla possibilità di riproduzione oltre la Terra. Un nuovo studio pubblicato su Communications Biology rivela che gli spermatozoi lottano con la navigazione direzionale in condizioni di microgravità, riducendo potenzialmente i tassi di fecondazione. Questa non è solo una curiosità scientifica; man mano che i viaggi spaziali diventano più ambiziosi, comprendere la riproduzione umana in queste condizioni sta diventando fondamentale.

La microgravità compromette la navigazione degli spermatozoi

I ricercatori dell’Università di Adelaide in Australia hanno simulato il tratto riproduttivo femminile in condizioni di microgravità, rispecchiando quelle che si trovano nello spazio. I risultati erano chiari: lo sperma mostrava una “navigazione direzionale compromessa” in assenza di gravità normale. A differenza della Terra, dove la gravità aiuta gli spermatozoi a nuotare verso l’ovulo, la microgravità li disorienta.

Questo disorientamento non è teorico. Durante i test con uova di topo, le condizioni di microgravità hanno portato a un diminuzione del 30% dei tassi di fecondazione in un periodo di quattro ore rispetto ai controlli sulla Terra. L’implicazione è che la riproduzione di successo potrebbe essere significativamente più difficile nello spazio senza intervento.

Progesterone come potenziale soluzione?

Lo studio ha anche esplorato se gli stimoli ormonali potrebbero aiutare gli spermatozoi a riorientarsi. L’aggiunta di progesterone, un ormone rilasciato naturalmente dagli ovociti per attirare gli spermatozoi, nella camera di simulazione ha migliorato la navigazione degli spermatozoi in condizioni di microgravità. Il progesterone agisce come un “faro biologico”, guidando lo sperma verso l’ovulo attraverso recettori specializzati.

Tuttavia, le concentrazioni di progesterone necessarie per ottenere questo effetto erano “notevolmente più elevate” di quelle presenti naturalmente nel corpo umano. Ciò suggerisce che, sebbene l’ormone possa offrire una via da seguire, una soluzione semplice per la fertilità spaziale non è ancora disponibile. La ricerca non suggerisce una soluzione rapida per la gravidanza spaziale, ma indica una strada fruttuosa per le indagini future.

Perché è importante

Lo studio evidenzia un problema pratico che devono affrontare le missioni spaziali di lunga durata. Poiché l’umanità mira a stabilire insediamenti permanenti sulla Luna e su Marte, la capacità di riprodursi oltre la Terra diventa essenziale. L’umanità non può fare affidamento sul rifornimento per generazioni; dobbiamo essere in grado di sostenerci, anche riproducendoci, nello spazio.

“Mentre le missioni sulla Luna e su Marte passano dall’aspirazione alla realtà, capire se gli esseri umani e le specie da cui dipendiamo possono riprodursi con successo in quegli ambienti non è una curiosità; è una necessità”, afferma Nicole McPherson, autrice senior dello studio.

Questa ricerca sottolinea la necessità di ulteriori studi su come la microgravità influisce non solo sullo sperma ma anche sugli ovociti, sugli embrioni e sul processo riproduttivo complessivo. Anche se il sesso nello spazio rimane non confermato, la questione se sia possibile sta rapidamente passando da ipotetico ad urgente.