Per decenni, i laghi ad alta quota delle Montagne Rocciose e oltre hanno subito una trasformazione preoccupante: le acque, un tempo cristalline, ora si stanno offuscando con fioriture algali, un fenomeno mai visto prima a tali altitudini. Gli scienziati stanno scoprendo le cause dietro questo cambiamento, rivelando una complessa interazione tra inquinamento industriale, cambiamento climatico e mutevoli dinamiche dei nutrienti che minacciano questi ambienti incontaminati.
La scomparsa della chiarezza alpina
A luglio, le ricercatrici Isabella Oleksy e Julia Pop hanno sperimentato in prima persona il cambiamento dello stato del lago Turkey Creek nelle montagne San Juan del Colorado. Quello che una volta era un lago con una visibilità di 20 piedi era diventato così torbido che i sensori installati l’anno precedente erano quasi impossibili da individuare. Questo drastico cambiamento nella limpidezza dell’acqua non è isolato; fioriture algali simili stanno ora comparendo nei laghi delle Ande, delle Alpi e dell’Himalaya, segnalando un diffuso sconvolgimento ecologico.
Il colpevole inaspettato: l’influenza umana
Mentre storicamente i laghi d’alta quota erano considerati troppo poveri di nutrienti per supportare una crescita significativa delle alghe, l’attività umana sta cambiando questa equazione. Decenni di emissioni industriali, deflussi agricoli e persino incendi stanno introducendo azoto e fosforo in questi ecosistemi. Tracce di questi nutrienti possono avere effetti enormi, consentendo alle alghe di proliferare a ritmi senza precedenti.
Un’analisi del 2024 ha rilevato che il 25% dei laghi di montagna negli Stati Uniti continentali sono ora eutrofici, ovvero ricchi di sostanze nutritive, una cifra che è passata dal 57% nel 2012 al 73% nel 2022. Questa tendenza non riguarda solo l’inquinamento; Il cambiamento climatico aggrava il problema, con uno scioglimento più rapido della neve, temperature dell’acqua più calde e stagioni di crescita prolungate che creano le condizioni ideali per la fioritura delle alghe.
La minaccia nascosta: i cianobatteri tossici
Il cambiamento non riguarda solo l’acqua verde; riguarda il tipo di alghe che prende il sopravvento. Le diatomee amanti del freddo, che costituiscono la base delle reti alimentari alpine, vengono sostituite da alghe verdi meno nutrienti e, cosa più allarmante, da cianobatteri tossici. Sebbene queste tossine non siano ancora diffuse, il loro potenziale di avvelenare la fauna selvatica, contaminare l’acqua potabile e chiudere i laghi alle attività ricreative rappresenta un rischio crescente.
L’emergere di cianobatteri è una minaccia incombente, poiché le temperature più calde spingono gli ecosistemi alpini più vicini alle condizioni in cui queste tossine prosperano. Come ha affermato un ricercatore, stanno “aspettando dietro le quinte finché non avranno un vantaggio competitivo”.
Monitoraggio e implicazioni future
Monitorare questi cambiamenti è difficile. Il telerilevamento lotta con la copertura nuvolosa e le dimensioni ridotte di molti laghi alpini, e test coerenti in loco sono logisticamente impegnativi. La mancanza di dati completi fa sì che alcune fioriture non vengano rilevate, mettendo potenzialmente in pericolo sia gli ecosistemi che le popolazioni umane che dipendono da queste acque.
La situazione richiede attenzione: il degrado di queste sorgenti ha implicazioni sui costi di trattamento delle acque, sull’accesso ricreativo e sulla salute degli ecosistemi alpini. Il destino dei laghi ad alta quota ci ricorda chiaramente che anche gli angoli più remoti del pianeta non sono immuni dall’impatto umano.
La trasformazione dei laghi di montagna è una chiara indicazione che l’integrità ecologica di questi fragili ambienti è gravemente minacciata. A meno che non vengano intraprese azioni per mitigare l’inquinamento e affrontare il cambiamento climatico, questi ecosistemi, un tempo incontaminati, continueranno a degradarsi, perdendo potenzialmente la loro biodiversità unica e le loro funzioni ecologiche.
